{"id":6520,"date":"2023-05-10T11:53:23","date_gmt":"2023-05-10T09:53:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lolipharma.it\/it\/?p=6520"},"modified":"2023-05-10T14:16:52","modified_gmt":"2023-05-10T12:16:52","slug":"capitolo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lolipharma.it\/it\/capitolo-2\/","title":{"rendered":"CAPITOLO 2 \u2013 I ruoli fisiologici e fisiopatologici degli inositoli"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_padding=&#8221;54px|||||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]Giovanni Monastra <sup>a,b<\/sup>, Simona Dinicola <sup>a,b<\/sup> e Vittorio Unfera <sup>a,b<\/sup><br \/>\n<sup>a<\/sup> Systems Biology Group Lab, Roma, Italia<br \/>\n<sup>b<\/sup>The Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research (EGOI), Roma, Italia[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<strong>INDICE CAPITOLO 2<\/strong><br \/>\n<a href=\"#intro\">Introduzione<\/a><br \/>\n<a href=\"#evoluzione\">L\u2019evoluzione degli inositoli<\/a><br \/>\n<a href=\"#attivita\">L\u2019attivit\u00e0 del myo-Ins e dei suoi stereoisomeri<\/a><br \/>\n<a href=\"#glicemia\">Controllo della glicemia<\/a><br \/>\n<a href=\"#riproduzione\">La riproduzione umana<\/a><br \/>\n<a href=\"#fosfolipidi\">I fosfolipidi myo-Ins-derivati<\/a><br \/>\n<a href=\"#fonti\">Le fonti naturali di inositoli<\/a><br \/>\n<a href=\"#sintesi\">La sintesi endogena e il catabolismo dell\u2019inositolo<\/a><br \/>\n<a href=\"#sistema\">Il sistema di trasporto dell\u2019inositolo <\/a><br \/>\n<a href=\"#livelli\">I livelli di inositoli nel plasma e nei tessuti<\/a><br \/>\n<a href=\"#fisiologia\">Gli inositoli: dalla fisiologia alla fisiopatologia<\/a><br \/>\n<a href=\"#bibliografia\">Bibliografia<\/a>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"intro\">Introduzione<\/a><\/p>\n<p>Gli inositoli (Ins), appartenendo al gruppo degli zuccheri alcolici (polioli ciclici o esa-idrossi-cicloesani), appaiono come cristalli bianchi, inodori, con un lieve sapore dolce. Sono solubili in acqua e insolubili nell\u2019alcool puro e nell\u2019etere. Essi sono resistenti al calore, agli acidi forti e alle basi. In questo gruppo di composti, il myo-inositolo (myo-Ins), che ha una struttura molto simile al glucosio, \u00e8 il pi\u00f9 importante e pi\u00f9 diffuso, riscontrabile ubiquitariamente in quasi tutti i sistemi biologici. L\u2019inositolo \u00e8 un fattore di crescita essenziale per molte cellule in coltura. Inoltre, i suoi derivati e in particolare gli inositoli fosfati, svolgono funzioni fisiologiche cruciali [1,2]. Il primo studio scientifico sull\u2019inositolo risale alla met\u00e0 del diciannovesimo secolo, quando il medico e chimico tedesco Johann Joseph Scherer pubblic\u00f2 un articolo che descriveva un esa-idrossi-cicloesano ottenuto da cellule muscolari, chiamato \u201cinositolo\u201d. Questo nome deriva dal greco antico [in- (\u201csinew, fibra\u201d), -ose (che indica un carboidrato), -ite (\u201cester\u201d), -ol (\u201cun alcool\u201d)] [3]. Solo molti anni dopo, il chimico e fisiologo vegetale francese L\u00e9on-Gervais-Marie Maquenne, defin\u00ec la struttura dell\u2019inositolo purificandolo inizialmente dalle foglie e successivamente da una grande quantit\u00e0 di urina di cavallo ridotta in seguito a bollitura [4-6]. Successivamente, il chimico svizzero Theodore Posternak, famoso per la sua lunga e approfondita ricerca sull\u2019inositolo, fece luce sulla struttura tridimensionale del myo-Ins. La scoperta degli inositoli fosfati si deve a lui e risale a circa un secolo fa. Inoltre, egli identific\u00f2 l\u2019acido fitico come maggiore deposito di fosfati organici nei semi [7, 8].<\/p>\n<p>In questo paragrafo, sar\u00e0 descritta qualche informazione generale sull\u2019attivit\u00e0 dell\u2019inositolo, utile per cogliere i punti essenziali di questo argomento cos\u00ec complesso. Quasi tutti gli inositoli esercitano un\u2019attivit\u00e0 insulino-mimetica e un effetto insulino-sensibilizzante sebbene con diversa efficacia. Essi, per\u00f2 hanno anche altre attivit\u00e0 fisiologiche importanti come la promozione dell\u2019ovulazione e della fertilit\u00e0. Diversi inositoli attraversano la membrana attraverso due co-trasportatori accoppiati ai cationi (sodio e idrogeno), diventando componenti del metabolismo cellulare. \u00c8 inoltre importante tenere a mente che gli inositoli possono anche agire attraverso le vie di segnalazione. Questo per\u00f2 avviene solo quando queste molecole si uniscono a uno o pi\u00f9 gruppo fosforici, formando gli inositoli fosfati, che hanno uno specifico recettore intracellulare capace di trasdurre il segnale [9-17].[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"evoluzione\">L\u2019evoluzione degli inositoli<\/a><\/p>\n<p>Da un punto di vista dell\u2019evoluzione, il myo-Ins \u00e8 una molecola molto antica e la sua biosintesi \u00e8 considerata un meccanismo conservato nel tempo. Il myo-Ins \u00e8 apparso molto precocemente e pu\u00f2 essere definito un composto prebiotico \u201cUr\u201d [18] dato che era gi\u00e0 presente nell\u2019era prebiotica. Differentemente dai polioli aciclici e zuccheri riducenti, il myo-Ins mostra una grande stabilit\u00e0. Infatti, la sua struttura chimica lo preserva dalla degradazione causata dall\u2019alta temperatura o dall\u2019ossidazione. Chiaramente queste caratteristiche sono state necessarie per affrontare e resistere alle condizioni ambientali estreme che si verificavano durante la comparsa della vita. Alcune speculazioni convincenti [19] collegano l\u2019evoluzione delle funzioni fisiologiche svolte dall\u2019myo-Ins con quelle del fosforo, che in forma di fosfato, gioca un ruolo chiave negli esseri viventi. Quindi, il fosfato potrebbe essere stato incorporato prima nelle molecole primitive. Come sugger\u00ec Saiardi, si dovrebbe guardare retrospettivamente alle molecole ricche di fosfato presenti oggi nelle cellule. La raffinata associazione che collega l\u2019inositolo, il fosfato e i ruoli degli inositoli fosfati nella regolazione dell\u2019omeostasi cellulare del fosfato, suggerisce che il myo-Ins e i suoi derivati potrebbero aver giocato un ruolo nel processo prebiotico di utilizzo del fosfato.<\/p>\n<p>Grazie alla sua stabilit\u00e0, il myo-Ins fosfato rappresenta il miglior candidato per la prima molecola organofosfato. La possibile sintesi prebiotica degli inositolo-pirofosfati potrebbe aver portato alla formazione di composti chimici ad alta energia, gi\u00e0 utilizzati nei primi processi di trans-fosforilazione [19]. Tuttavia, sebbene molto promettenti, siamo ancora sul piano delle ipotesi. \u00c8 stato scoperto che molti Archea producono e usano gli inositoli [20], anche per procurarsi il soluto termoprotettivo di-L-Ins-1,1\u2019-fosfato, una molecola che svolge il ruolo di osmolita negli Archea ipertermofilici [21]. Secondo Michelle [1] sembra che i primi Archea sintetizzassero myo-Ins dal glucosio-6 fosfato e che lo utilizzassero come fosfolipide di membrana all\u2019inizio della loro evoluzione [1]. Tutti gli organismi che producono inositolo usano il myo-Ins monofosfato sintasi, che \u00e8 rimasto conservato durante l\u2019evoluzione (spesso abbreviato come Ins3P sintasi o MIPS) [2, 22, 27]. Infatti, anche la maggior parte dei genomi degli Archea codificano per l\u2019enzima Ins3P sintasi e molti di essi incorporano l\u2019inositolo prodotto all\u2019interno della loro caratteristica membrana glicolipidica formata da sn-1-fosforil-2,3-dietere [28]. Il successivo passo evolutivo avvenne quando la capacit\u00e0 di sintetizzare il myo-Ins fu acquisita dagli eucarioti attraverso un meccanismo di trasferimento genico orizzontale. Ben presto, gli eucarioti, stabilirono funzioni ubiquitarie per i fosfoinisotidi nel traffico di membrana e nella sintesi dell\u2019inositolo polifosfato. Infine, circa 1000 milioni di anni fa, i canali del Ca2+ recettori del Ins (1,4,5)P3 e il ruolo del messaggero Ins (3,4,5)P3 emersero da una diversificazione funzionale negli amebozoi e nei metazoi [1]. Nei batteri, invece, \u00e8 stato trovato uno scenario differente. Infatti, i batteri, sfruttano principalmente gli inositoli come fonte di carbonio; tuttavia, solo alcuni sintetizzano questi composti e li utilizzano.<\/p>\n<p>Questo piccolo gruppo di batteri, comprende i Thermotogae ipertermofilici, che usano il di-L-1,1\u2019-fosfato per sopravvivere in ambienti estremamente ostili. Infatti, il limite superiore della temperatura di crescita per il genere Thermotoga \u00e8 90\u00b0C. Questi batteri, insieme agli Acquificae, mostrano le temperature pi\u00f9 alte di crescita, finora conosciute. Un altro gruppo che usa il myo-Ins sono gli actinomiceti che comprende la specie di micobatteri e che sfrutta il micotiolo, un tiolo contenente inositolo, come agente intracellulare ossidoriducente. Anche i batteri hanno acquisito per trasferimento genico orizzontale il gene che codifica per l\u2019enzima Ins3P sintasi dagli Archea. \u00c8 importante notare che piante, insetti, pesci di fondale e cellule del tubulo renale in condizioni di stress, sono in grado di affrontare e superare cambiamenti ambientali, producendo e accumulando diversi derivati degli inositoli. Gli eucarioti utilizzano i derivati del fosfatidilinositolo (PI) per la segnalazione cellulare, la regolazione e per le proteine ancoranti la superficie cellulare. Da notare, che il centro del diradilglicerolo degli archea e i glicerolofosfolipidi eucariotici e procariotici hanno una configurazione a specchio: rispettivamente sn-2,3 e sn-1,2 [1]. Infine, sembra che il fosfotidilinositolo 3-fosfato (PI3P) \u00e8 stato il primo lipide polifosfoinositolo ad apparire durante l\u2019evoluzione [29].[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"attivita\">L\u2019attivit\u00e0 del myo-Ins e dei suoi stereoisomeri<\/a><\/p>\n<p>Nella sua forma libera, il myo-Ins si comporta come osmolita agendo nella citoprotezione; da un punto di vista evolutivo questa \u00e8 anche la sua prima funzione fisiologica. In tal senso, i ruoli di questa molecola includono la compensazione osmotica, la stabilizzazione proteica e la prevenzione del congelamento, quando la componente acquosa dei tessuti raggiunge basse temperature [30]. Il D-chiro-inositolo (D-chiro-Ins), uno stereoisomero del myo-Ins, \u00e8 un altro inositolo di grande interesse. La produzione endogena di questi due stereoisomeri varia a seconda delle specifiche necessit\u00e0 del tessuto [31]. Ad esempio, nelle donne sane, il loro rapporto nel plasma \u00e8 40:1 [32], mentre nel fluido follicolare ovarico \u00e8 circa 100:1 [33]. In generale, esistono sette stereoisomeri del myo-Ins, che si formano naturalmente (scyllo-, muco, epi-, neo-, allo-, D- e L-chiro-inositolo), attraverso diversi enzimi isomerasi e un cis-inositolo, la cui esistenza in natura non \u00e8 conosciuta [34].<\/p>\n<p>Circa il 7% &#8211; 9% di myo-Ins viene trasformato in D-chiro-Ins come dimostrato dal composto 3H-radiomarcato; invece, gli altri stereoisomeri sono presenti in basse quantit\u00e0, non pi\u00f9 del 0.06% del totale del myo-Ins radiomarcato [35]. Alcuni distretti corporei, come il cervello, il cuore e le ovaie utilizzano grandi quantit\u00e0 di glucosio; per questa ragione loro mostrano un significativo contenuto di myo-Ins rispetto ad altri tessuti [36]. Per esempio, il cervello contiene livelli di myo-Ins da 10 a 15 volte pi\u00f9 alti del sangue [37]. Il D-chiro-Ins \u00e8 ottenuto dal myo-Ins attraverso una reazione unidirezionale. L\u2019enzima chiave che catalizza questa reazione \u00e8 l\u2019epimerasi, un enzima tessuto-specifico e nicotinamide adenina dinucletotide (NAD)-NADH- dipendente, che lavora sotto lo stimolo dell\u2019insulina [38]. In questo modo, ogni organo e tessuto sfrutta il rapporto specifico e appropriato che c\u2019\u00e8 tra il contenuto di myo-Ins e D-chiro-Ins, necessario per mantenere le condizioni fisiologiche [39].[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"glicemia\">Controllo della glicemia<\/a><\/p>\n<p>Uno dei ruoli pi\u00f9 importanti esercitati dal myo-Ins e dal D-chiro-Ins riguarda la regolazione della glicemia. Entrambi gli stereoisomeri esercitano un\u2019attivit\u00e0 insulino-mimetica ma hanno anche un\u2019attivit\u00e0 efficace contro l\u2019insulino-resistenza [31, 40]. I glicani contenenti D-chiro-Ins (IPG-P), indirizzano il metabolismo del glucosio verso la sintesi del glicogeno, mentre i glicani contenenti myo-Ins (IPG-A) lo indirizzano verso il suo catabolismo. Tuttavia, \u00e8 molto difficile separare drasticamente le singole attivit\u00e0, in quanto i due stereosiomeri sono metabolicamente collegati. Il myo-Ins, come inositolo 1,4,5-trifosfato (InsP3), aumentando l\u2019attivit\u00e0 del piruvato deidrogenasi (PDH), induce la glicolisi e il ciclo di Krebs che portano alla sintesi di adenosina trifosfato (ATP) e quindi a un miglioramento dell\u2019utilizzo del glucosio [41]. Il myo-Ins sembra esercitare i suoi effetti in funzione della concentrazione di glucosio nel corpo. Esso, infatti, a livello intestinale, interferisce con l\u2019assorbimento di glucosio e riduce l\u2019aumento di glucosio nel sangue [42]. Inoltre, il myo-Ins migliora l\u2019insulino-sensibilit\u00e0 negli adipociti attraverso l\u2019aumento della capacit\u00e0 di immagazzinamento dei lipidi, l\u2019assorbimento di glucosio e la prevenzione della lipolisi [43]. Il myo-Ins agisce anche attraverso l\u2019espressione del recettore \u03b3 attivato dai proliferatori dei perossisomi (PPAR-\u03b3), un recettore nucleare di tipo II (proteina regolante l\u2019espressione genica), che controlla un vasto numero di vie metaboliche nella quale il myo-Ins \u00e8 coinvolto. PPAR-\u03b3, insieme alle forme \u03b1 e \u03b2, \u00e8 considerato il maggiore regolatore dell\u2019adipogenesi.<\/p>\n<p>Nell\u2019uomo, il PPAR-\u03b3 \u00e8 maggiormente espresso nel tessuto adiposo e meno nel tessuto muscolare scheletrico, nel colon e nei polmoni [44]. I geni target del PPAR-\u03b3 sono coinvolti nel metabolismo del glucosio [45], nella differenziazione degli adipociti e nel deposito dei lipidi [46]. Nel fegato, il PPAR-\u03b3 contribuisce all\u2019omeostasi dei trigliceridi e protegge gli altri tessuti dall\u2019insulino resistenza [47] e dall\u2019accumulo di trigliceridi [48]. Inoltre, down-regola la risposta infiammatoria, principalmente nei macrofagi, probabilmente attraverso l\u2019inibizione dei fattori di trascrizione pro-infiammatori (e.g. STAT, NF-\u03baB e AP-1) [49]. Il myo-Ins inoltre induce la traslocazione alla membrana plasmatica dei trasportatori GLUT4, che sono espressi in vescicole intracellulari, portando a un aumento dell\u2019assorbimento di glucosio e una conseguente diminuzione dei suoi livelli nel plasma in condizioni di iperglicemia [50-51].<\/p>\n<p>Questo effetto mima l\u2019azione dell\u2019insulina, in quanto anche l\u2019insulina induce la traslocazione dei GLUT4 dal reticolo endoplasmatico alla membrana plasmatica per stimolare l\u2019assorbimento di glucosio nelle cellule muscolari scheletriche [52]. Il danneggiamento di questa attivit\u00e0 causa insulino-resistenza [53]. Il myo-Ins, inoltre, pu\u00f2 supportare direttamente l\u2019attivazione del substrato del recettore dell\u2019insulina (IRS) e di Akt [54]. In aggiunta, il myo-Ins riduce il rilascio di acidi grassi liberi dal tessuto adiposo attraverso l\u2019inibizione dell\u2019adenilato ciclasi [39, 55]. Anche il D-chiro-Ins causa la traslocazione dei GLUT4 alla membrana plasmatica [56] ed \u00e8 coinvolto nella stimolazione del PDH [57, 58]. In pi\u00f9 il D-chiro-Ins aumenta i livelli di mRNA e l\u2019espressione delle proteine IRS2, PI3K e Akt attraverso l\u2019aumento dell\u2019espressione della proteina p-Akt e la diminuzione dei livelli di GSK3\u03b2 [59].<\/p>\n<p>Tutti loro sono elementi essenziali nella trasduzione del segnale dell\u2019insulina e di altri ormoni. Josef Larner e i suoi colleghi, furono i primi a suggerire che l\u2019inositolo giocasse il ruolo di mediatore dell\u2019insulina [58, 60, 61]. Questo gruppo di ricercatori isol\u00f2 e purific\u00f2 due glicani contenenti D-chiro-Ins e myo-Ins e quando somministrati in vivo, osservarono che queste molecole mostravano propriet\u00e0 insulino-mimetiche. E in particolare, i glicani, quando somministrati per via endovenosa, hanno diminuito l\u2019iperglicemia in modo dose dipendente, in ratti con diabete indotto dalla streptozotocina, mentre, quando somministrati per via intraperitoneale, hanno stimolato l\u2019incorporazione del glucosio marcato nel glicogeno nel muscolo diaframmatico dei ratti [62]. In esperimenti indipendenti, anche John Nestler insieme ai suoi collaboratori conferm\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 insulino-mimetica dei glicani contenenti D-chiro-Ins (chiamato INS-2) nelle cellule della teca ovarica umana [63, 64]. Osservarono che sia l\u2019insulina che il D-chiro-Ins inducevano la biosintesi del testosterone, un effetto che veniva prevenuto dall\u2019utilizzo di un anticorpo contro questi glicani. Altri gruppi mostrarono che gli inositoli derivanti dai fosfolipidi, come InsP3 [65], InsP2 [66] e InsP7 [67] agivano attraverso un controllo allosterico sulla via di segnalazione dell\u2019insulina.[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"riproduzione\">La riproduzione umana<\/a><\/p>\n<p>Gli inositoli svolgono una funzione essenziale nella fisiologia della riproduzione femminile e maschile e non solo nel controllo della glicemia. Nelle donne, il myo-Ins (come InsP3) \u00e8 uno dei secondi messaggeri dell\u2019ormone follicolo stimolante (FSH), e perci\u00f2, \u00e8 coinvolto nella regolazione della proliferazione e maturazione delle cellule della granulosa. Grazie a questo ruolo, il myo-Ins modula la produzione dell\u2019ormone anti-Mulleriano (AMH) e conseguentemente determina la maturazione dell\u2019ovocita, il suo trasporto nell\u2019ovidotto e assicura anche la formazione di embrioni di buona qualit\u00e0 [68]. Come menzionato precedentemente, le ovaie sono caratterizzate da uno specifico rapporto myo-Ins\/D-chiro-Ins di circa 100:1, che garantisce le loro migliori condizioni fisiologiche. Ravanos e i suoi colleghi dimostrarono che i livelli di myo-Ins nel tratto riproduttivo di una donna sana dovrebbero essere sostanzialmente pi\u00f9 alti di quelli del D-chiro-Ins, sopportando cos\u00ec il suo ruolo importante nelle ovaie. In condizioni di omeostasi, il rapporto ovarico myo-Ins\/D-chiro-Ins varia da 70:1 a 100:1. Infatti, concentrazioni pi\u00f9 elevate di D-chiro-Ins impattano negativamente sulla qualit\u00e0 della blastocisti e dell\u2019oocita [69]. Quindi, qualsiasi eccesso di D-chiro-Ins deve essere assolutamente evitato, anche in considerazione dell\u2019influenza che questo stereoisomero esercita sulla steroidogenesi, un\u2019area di ricerca che dovrebbe meritare una considerazione maggiore rispetto a quella ricevuta fino a oggi. Infatti, sia il myo-Ins che il D-chiro-Ins hanno un grande impatto sul pool di androgeni e di estrogeni con serie conseguenze negative nel caso di uno sbilanciamento del loro rapporto. <\/p>\n<p>Oggi sappiamo che il D-chiro-Ins stimola la produzione ovarica di androgeni da parte delle cellule tecali. Nel 1998, Nestler dimostr\u00f2 per primo che il D-chiro-Ins aumentava le concentrazioni di testosterone nelle cellule della teca, in donne con PCOS [70]. Recentemente, un nuovo studio indic\u00f2 che il D-chiro-Ins regolava direttamente l\u2019espressione di geni che codificano per enzimi coinvolti nella steroidogenesi nelle cellule della granulosa umana e in particolare, in modo dose dipendente, riduce l\u2019espressione dei geni sia dell\u2019aromatasi che del citocromo P-450 scc [71]. Alla luce di queste evidenze \u00e8 possibile affermare che il D-chiro-Ins riduce i livelli di estrogeni senza bloccare completamente la loro biosintesi. Su queste premesse, \u00e8 stato ipotizzato che il myo-Ins e D-chiro-Ins, nonostante abbiano caratteristiche chimiche simili, giochino in molti casi ruoli fisiologici differenti. In particolare, considerando gli effetti sull\u2019attivit\u00e0 dell\u2019aromatasi, si \u00e8 ipotizzato che il myo-Ins agisca in maniera opposta rispetto al D-chiro-Ins. Un rapporto pi\u00f9 alto myo-Ins\/D-chiro-Ins potrebbe quindi aumentare l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019aromatasi nella granulosa, inducendo la sintesi degli estrogeni, mentre sappiamo che un rapporto pi\u00f9 basso stimola la produzione di androgeni nelle cellule della teca. Come menzionato precedentemente, infatti, il myo-Ins (nella forma del InsP3) \u00e8 il secondo messaggero dell\u2019FSH, che \u00e8 ritenuto essere il maggiore stimolatore dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019aromatasi nelle cellule della granulosa [72, 73]. Inoltre, il myo-Ins potrebbe modulare la steroidogenesi ovarica attraverso la riorganizzazione delle proteine del citoscheletro [74]. In conclusione, concentrazioni elevate di D-chiro-Ins promuovono la sintesi di androgeni, mentre la riduzione del myo-Ins inficia lo stato energetico degli ovociti, compromettendo la via di segnalazione dell\u2019FSH e la qualit\u00e0 dell\u2019oocita [69]. [\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"fosfolipidi\">I fosfolipidi myo-Ins-derivati<\/a><\/p>\n<p>Le cellule eucariotiche utilizzano lo scheletro del myo-Ins per generare diverse molecole segnale, che giocano un ruolo chiave in processi fisiologici essenziali, precisamente quando la cellula affronta fattori di stress esterni [75]. Per fare questo, le cellule assemblano gruppi fosfato sui sei atomi di carbonio dell\u2019anello dell\u2019inositolo. I fosfolipidi myo-Ins-derivati o gli inositoli fosfati (InsPs) come InsP2, InsP3, InsP4, InsP5 e InsP6, sono prodotti dalla fosforilazione di uno o diversi gruppi ossidrilici. La maggior parte di queste molecole non sono presenti nelle cellule di mammifero mentre invece possono essere trovate nelle piante. Il myo-Ins \u00e8 in assoluto la molecola pi\u00f9 utilizzata per sintetizzare i fosfolipidi; tuttavia, alcuni fosfoatidil-scillo-Ins o fosfoatidil-chiro-Ins possono essere sporadicamente trovati nelle cellule vegetali e animali [1, 76]. Tutti i processi biologici sfruttano l\u2019eccezionale diversit\u00e0 dell\u2019organizzazione strutturale degli inositoli fosforilati. I fosfati possono formare tre diversi legami covalenti con l\u2019inositolo: il legame fosfoestere, fosfodiestere e fosfoanidride, ognuno dei quali conferisce alla molecola caratteristiche chimiche differenti [77]. <\/p>\n<p>Le numerose forme derivate includono i sopra menzionati InsPs, i fosfoatidilinositoli, i fosfoatidilinositidi [fosfoatidilinositolo-fosfati (PIPs)], glicosil-fosfoatidilinositoli (GPI) e molti altri derivati come gli inositolo fosfoglicani (IPG) e Ins eteri ed esteri [78]. Lo studio delle loro attivit\u00e0 fisiologiche \u00e8 complicato da alcuni fattori [75]: sono rappresentati da una moltitudine di forme (solo gli inositoli monofosfati hanno 63 possibili isomeri) e partecipano, anche come secondi messaggeri, in un gran numero di vie metaboliche e di segnalazione (in particolare per il loro coinvolgimento nel metabolismo del Ca2+). Nel complesso, gli InsP trasmettono i segnali per una variet\u00e0 di fattori di crescita, ormoni e neurotrasmettitori [79]. Comunque \u00e8 possibile schematizzare dicendo che il myo-Ins e i suoi derivati, e in particolare i fosfati InsP3 e InsP6, esercitano ruoli fisiologici in diversi gruppi tassonomici [1, 80, 81], tra cui la regolazione della permeabilit\u00e0 dei canali ionici [12, 16 82-84], dei livelli di fosfato [85], del flusso metabolico [86, 87], il controllo della trascrizione, trasporto e traduzione del mRNA, riparazione del DNA [10, 88], via di segnalazione dell\u2019insulina, sviluppo embrionale [10] e risposta allo stress [89]. Il myo-Ins \u00e8 anche un componente dei fosfatidilinositoli presenti nella membrana [90]. Quindi \u00e8 da notare che queste piccole molecole segnale prendono parte a una fine regolazione di un vasto numero di attivit\u00e0 cellulari. Gli esseri umani possono produrre gli InsP dalla defosforilazione di pi\u00f9 molecole fosforilate, come InsP6, attraverso specifiche fosfatasi e\/o attraverso l\u2019idrolisi di fosfoinisotidi [91, 92]. Piante e protozoi li ottengono attraverso la fosforilazione diretta del myo-Ins da parte una chinasi specifica [93, 94], un enzima assente nelle cellule dell\u2019uomo. Infatti, in seguito alla stimolazione, la fosfolipasi C metabolizza il PI(4,5)P2 in due molecole: il secondo messaggero intracellulare diacilglicerolo (DAG) e l\u2019inositolo 1,4,5-trifosfato (InsP2 o IP3). Il DAG attiva la protein chinasi C (PKC), mentre l\u2019InsP3 gioca un ruolo essenziale nel rilascio del calcio dal reticolo endoplasmatico (ER) al citosol e ai mitocondri, regolando cos\u00ec il metabolismo e il destino della cellula [91, 92, 95, 96]. Questo rilascio \u00e8 stimolato dal legame dell\u2019Ins(1,4,5)P3 al suo recettore, costituito da 3 diverse isoforme di tipo I, II e III [82, 97]. InsP3 regola la proliferazione cellulare e altre reazioni cellulari che richiedono il calcio libero, come ad esempio, la contrazione delle cellule muscolari. Dopo il consumo del Ca2+ intracellulare, la ricostituzione delle sue riserve avviene attraverso un processo chiamato ingresso capacitativo del Ca2+. <\/p>\n<p>L\u2019inositolo (1,4,5)P3 ha un\u2019emivita breve all\u2019interno della cellula [98] ed \u00e8 rapidamente metabolizzato a myo-Ins libero e inositolo (1,3,4,5)-tetrafosfato (Ins(1,3,4,5)P4 o InsP4) [99]. Inoltre, altri InsP e difosforil InsP (chiamato inositolo pirofosfato o InsP) sono stati trovati all\u2019interno delle cellule [100]. A oggi, possiamo dire che InsP regola ogni aspetto della fisiologia cellulare [77]. Il riciclo di InsP da una serie di InsP-fosfomonoesterasi per rigenerare il pool intracellulare di myo-Ins libero, \u00e8 un meccanismo cruciale, in quanto esso rappresenta la fonte principale di myo-Ins durante la stimolazione endocrina. Le cellule preservano attivamente le riserve di InsP4, dato che animali nutriti con una dieta priva di InsP6 hanno dei livelli invariati di InsP4 e una evidente riduzione di InsP6 e InsP5 [101]. Inoltre, simili risultati sono stati ottenuti nella muffa, dove la deprivazione di myo-Ins non impatta significativamente sui livelli di InsP4 [102]. InsP4 comprende un gruppo di diversi isomeri: 3,4,5,6-InsP4, 1,4,5,6-InsP4, 1,3,4,5-InsP4 e 1,3,4,6-InsP4. I primi tre regolano rispettivamente i canali ionici del cloro, l\u2019acetilazione degli istoni e la via di segnalazione del calcio [10, 103]. In aggiunta, il myo-Ins e il D-chiro-Ins contribuiscono alla formazione delle ancore glicosil-fosfatidilinositoli (GPIs) e degli inositoli fosfoglicani (IPGs) che sono possibili secondi messaggeri dell\u2019azione dell\u2019insulina nella via GPI\/IPG [55]. La stimolazione da parte dell\u2019insulina causa l\u2019idrolisi dei lipidi GPI situati sullo strato esterno della membrana cellulare. Questo a sua volta permette il rilascio degli IPG contenenti myo-Ins o D-chiro-Ins. <\/p>\n<p>\u00c8 da sottolineare che gli IGP sono profondamente coinvolti nel metabolismo intracellulare, in particolare attraverso l\u2019attivazione di enzimi chiave che controllano il metabolismo ossidativo e non ossidativo del glucosio. Gli IPG contenenti D-chiro-Ins o myo-Ins migliorano in maniera significativa il metabolismo del glucosio, diminuendo l\u2019insulino resistenza (IR) [104]. Alcuni studi hanno dimostrato che i non fosfoglicani, come il pirofosfato difosfoinositolo pentafosfato, o InsP7 e il fosfatidilinositolo 5-fosfato, o PI5P, sono capaci di modulare il metabolismo del glucosio. Infatti, InsP7 \u00e8 necessario per l\u2019esocitosi dei granuli contenenti insulina dalle cellule \u03b2 del pancreas [105], mentre PI5P mima gli effetti dell\u2019insulina permettendo la traslocazione dei GLUT4 sulla superficie delle cellule, aumentando l\u2019assorbimento di glucosio [106]. [\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"fonti\">Le fonti naturali di inositoli<\/a><\/p>\n<p>Quantit\u00e0 adeguate di myo-Ins possono essere introdotte con la dieta. \u00c8 stato riportato che gli esseri umani adulti ne consumano approssimativamente 1 g al giorno sottoforma di diversi composti biochimici [78]. Infatti, il myo-Ins \u00e8 presente nella dieta sia nella sua forma libera sia come fosfolipide contenente inositolo in alimenti di origine animale o negli alimenti di origine vegetale, come acido fitico (inositolo-esafosfato o InsP6) o fitati. I cereali e i legumi contengono alte concentrazioni di InsP6 (0.4% &#8211; 6.4%), che \u00e8 la principale forma di conservazione di fosforo nei semi. Un\u2019altra forma pu\u00f2 essere trovata nei depositi di sali \u201cfitati\u201d di K+, Mg2+, Ca2+, Mn2+ e Zn2+ [1, 10]. Nel regno vegetale, esso \u00e8 stato trovato anche in altri tessuti e organi della pianta come il polline, le radici, i tuberi e i turioni. L\u2019InsP6 si accumula durante lo sviluppo del seme e si scompone in inositoli fosfato pi\u00f9 semplici durante la germinazione. Il citosol di quasi tutte le cellule di mammifero contiene sia InsP6 e sue forme meno fosforilate (InsP1-5) sia il myo-Ins. La fonte maggiore di myo-Ins sembra essere l\u2019acido fitico, uno dei composti alimentari bioattivi pi\u00f9 interessanti grazie ai suoi effetti anticancerogeni, antiossidanti e anticalcificanti. I derivati del myo-Ins costituiscono la riserva maggiore di fosforo in diversi tessuti vegetali. <\/p>\n<p>A questo proposito, si richiama l\u2019ipotesi della teoria evoluzionistica che collega myo-Ins e fosforo. Le fitasi e le fosfatasi batteriche sono responsabili principalmente della digestione dell\u2019InsP6 assunto con la dieta, alla quale segue il rilascio di myo-Ins e fosfato [107, 108]. Il fabbisogno alimentare potrebbe essere altamente dipendente dall\u2019et\u00e0 del consumatore, dall\u2019uso prolungato di antibiotici o dalla frequenza di assunzione di caff\u00e8 (pi\u00f9 di 100 mg al giorno sono approssimativamente equivalenti a due caff\u00e8 espresso) [109]. Inoltre, noi dovremmo considerare che fino agli anni 70, l\u2019acido fitico veniva rimosso da molti alimenti. Infatti, in condizioni di mal nutrizione, questa sostanza, a causa della sua struttura molecolare, si comporta da anti-nutriente in quanto d\u00e0 luogo a composti insolubili complessati con cationi divalenti (con capacit\u00e0 chelante), come il ferro, il calcio e lo zinco, riducendo la loro biodisponibilit\u00e0 [110]. Tuttavia, l\u2019effetto anti-nutriente dell\u2019acido fitico si manifesta solo quando una grande quantit\u00e0 di questa sostanza viene consumata contestualmente a una dieta povera di elementi essenziali per la dieta umana. Infatti, un\u2019alimentazione non bilanciata o una denutrizione pu\u00f2 portare a gravi carenze, condizioni di particolare importanza nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, questa non \u00e8 una condizione dei paesi occidentali, dove il termine \u201canti-nutriente\u201d riferito all\u2019acido fitico, \u00e8 ormai superato. Nei paesi industrializzati, le propriet\u00e0 benefiche dell\u2019acido fitico sono molto importanti, anche in considerazione del grande problema dato dalle malattie della nostra civilt\u00e0. Perci\u00f2, seppur controverso, \u00e8 possibile ipotizzare che nei paesi industrializzati i consumatori di una dieta povera di alimenti vegetali potrebbero soffrire di una carenza relativa di acido fitico e di conseguenza dei suoi derivati a causa del suo ridotto contenuto nella dieta [111, 112]. Ci sono pochi studi sulle fonti naturali di inositoli. Il primo \u00e8 stato effettuato da Clements e Dornell [113], i quali osservarono che la quantit\u00e0 di myo-Ins differiva significativamente tra gli assortimenti alimentari ma anche all\u2019interno di ciascuno di essi. Il latte, infatti, presentava un contenuto relativamente basso di myo-Ins. Tra le verdure, il contenuto pi\u00f9 alto \u00e8 stato trovato nei fagioli mentre quello pi\u00f9 basso negli ortaggi a foglia. In generale, la verdura fresca conteneva livelli pi\u00f9 alti di myo-Ins rispetto ai prodotti congelati, inscatolati o senza sale. Una quantit\u00e0 estremamente alta di myo-Ins \u00e8 stata ritrovata nel melone di Cantalupo e negli agrumi (escluso i limoni). Il pane integrale mostrava pi\u00f9 myo-Ins del pane bianco, mentre tra i cereali, l\u2019avena e la crusca ne contenevano di pi\u00f9 dei cereali derivati dagli altri tipi di grano. Gli autori inoltre osservarono una considerevole variazione del contenuto di myo-Ins nelle verdure amidacee. <\/p>\n<p>Anche la carne e il grasso mostravano dei livelli relativamente bassi di myo-Ins. Dallo studio emerse quindi che gli alimenti costituiti da semi (fagioli, grano e nocciole) garantivano la maggior quantit\u00e0 di myo-Ins nella dieta, mentre altri cibi ne contenevano solo una modesta quantit\u00e0. \u00c8 importante sottolineare che, nello studio di Clements e Darnell [113], inoltre, la maggior parte dei partecipanti definiva la dieta ad alto contenuto di myo-Ins, molto gradevole. Uno studio recente [114] ha proposto nuovi dati sul contenuto di myo-Ins sottoforma di acido fitico, specificatamente, il myo-Ins esafosfato. In questo studio, l\u2019acido fitico \u00e8 stato quantificato nelle nocciole (sulla sostanza secca), ed \u00e8 stato rilevato in un intervallo percentuale compreso tra \u00e8 0.2% &#8211; 9.4%, un contenuto pi\u00f9 alto \u00e8 stato ritrovato nelle mandorle (9.42%) e nelle noci (6.69%). Mentre in percentuali diverse \u00e8 stato quantificato nell\u2019olio di semi (0.4%-5.7%), nei legumi (0.2%-2.4%) e nei cereali (0.04%-3.3%). Per un\u2019alimentazione sana, si dovrebbe tenere a mente che nei cereali, la maggior parte dei fitati sono nello strato aleuronico, lo strato pi\u00f9 esterno dell\u2019endosperma, seguito dallo strato interno amidaceo dell\u2019endosperma. L\u2019endosperma invece, \u00e8 quasi privo di fitati [108] e questa \u00e8 la ragione per cui i cereali integrali contengono pi\u00f9 fitati che i cereali raffinati. [\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"sintesi\">La sintesi endogena e il catabolismo dell\u2019inositolo<\/a><\/p>\n<p>I primi studi sulla sintesi endogena di inositolo, eseguiti negli anni 60, hanno evidenziato che i testicoli, il cervello, il rene e il fegato di ratto sintetizzano inositolo a partire dal glucosio [115-117]. La ricerca di Clements e Diethelm [118] ha provato a valutare la velocit\u00e0 di produzione dell\u2019inositolo in vivo, nel rene dell\u2019uomo. \u00c8 stato stimato che un rene normale pu\u00f2 sintetizzare in modo endogeno circa 2 g al giorno. Questo significa che il corpo umano, nel quale sono presenti due reni, produce almeno 4 g di inositolo al giorno, che eccede ampiamente la quantit\u00e0 giornaliera assunta con la dieta (  \u03341 g). <\/p>\n<p>Anche altri tessuti possono dare un contributo alla produzione endogena di inositolo nell\u2019uomo e negli animali. Infatti, il cervello di coniglio sintetizza in situ a partire dal glucosio approssimativamente la met\u00e0 dell\u2019inositolo libero, mentre la restante parte proviene dal sangue [119]. Tutti i myo-Ins biologici sono prodotti da un solo tipo di enzima e cio\u00e8 l\u2019Ins3P sintasi, come precedentemente menzionato [27]. Il principale enzima citoplasmatico [120] \u00e8 il cicloaldolase NADH-dipendente, che converte il metabolita centrale e ubiquitario, glucosio-6-fosfato, passando per l\u2019intermedio 5-ketoglucosio-6-fosfato, in Ins3P (che \u00e8 sinonimo di L-myo-inositolo-1-fosfato e D-myo-inositolo 3- fosfato) [1]. <\/p>\n<p>Una volta prodotto Ins3P viene poi defosforilato dall\u2019enzima inositolo monofosfatasi (IMPA-1 o IMPasi) per dare myo-Ins libero [28]. In aggiunta a questa via, sono emerse altre vie che portano alla formazione di inositolo libero, sfruttando in particolare la defosforilazione dell\u2019InsP3 e InsP2 [121]. Il catabolismo del myo-Ins inizia con il clivaggio dell\u2019anello che d\u00e0 origine all\u2019acido O-glucuronico e dopo altri passaggi metabolici all\u2019oxilolosio-5-fosfato che entra nella via dei pentoso-fosfati. Il catabolismo del myo-Ins avviene principalmente nel rene; infatti, negli animali sottoposti a nefrectomia, la sua degradazione \u00e8 compromessa portando ad anomalie significative del metabolismo del myo-Ins e a un\u2019alta concentrazione del plasma di questa molecola [122]. [\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"sistema\">Il sistema di trasporto dell\u2019inositolo<\/a><\/p>\n<p>L\u2019assorbimento di inositolo pu\u00f2 avvenire attraverso un processo di diffusione passiva quando questa molecola \u00e8 altamente concentrata. Tuttavia, il meccanismo principale \u00e8 un sistema molto complesso di trasportatori che si trova nei batteri, nei protozoi, nei funghi, nelle piante e negli animali. Questo sistema di trasportatori gioca un ruolo essenziale nell\u2019assorbimento intestinale e nell\u2019assorbimento cellulare selettivo dal circolo ematico e permette di ottenere una distribuzione intracellulare disomogenea di myo-Ins, D-chiro-Ins e molecole simili. Per fare questo, il passaggio e la conservazione di inositolo avvengono contro il gradiente di concentrazione che prevede quindi un meccanismo di trasporto attivo, scoperto per la prima volta da Caspary e i suoi collaboratori [123]. Questo processo rimane inalterato in seguito a un\u2019elevata assunzione di calcio con la dieta [124] ma viene significativamente ridotto dall\u2019assunzione di glucosio e altri zuccheri [125-128]. Come Schneider descrisse nella sua review magistrale [129], partendo dai primi anni 90, nuovi studi permisero di capire meglio come funzionava il trasporto di inositolo. I ricercatori trovarono due tipi di trasportatori: Na+-accoppiato e H+-accoppiato. Il primo trasportatore Na+-accoppiato che \u00e8 stato identificato era responsabile dell\u2019accumulo del myo-Ins nelle cellule renali canine esposte a un terreno ipertonico. La proteina mostrava un\u2019elevata somiglianza con i trasportatori Na+\/glucosio [130]. <\/p>\n<p>Successivamente, lo stesso tipo di trasportatori \u00e8 stato scoperto nel ratto [131], nell\u2019uomo [132] e nel topo [133] e fu chiamato SMIT1 dopo la caratterizzazione di un secondo trasportatore dell\u2019inositolo Na+-accoppiato [132], conosciuto come SMIT2. Entrambi i trasportatori sono localizzati nella membrana plasmatica [135] e i geni che codificano per i trasportatori degli inositoli Na+-accoppiati hanno un pattern di espressione simile. Il gene codificante SMIT1 \u00e8 stato riscontrato nel rene, nel cervello, nella placenta, nel cuore, nel muscolo scheletrico, nel polmone e nelle ossa [132, 136, 137]. Il gene che codifica per SMIT2, invece, \u00e8 altamente espresso nel rene, nel cuore, nel muscolo scheletrico, nel fegato, nella placenta, nella milza, nei leucociti e debolmente espresso nel cervello [138, 139]. Inoltre, \u00e8 stato anche trovato nell\u2019intestino tenue [140] e negli ovociti [141]. Il trasportatore SMIT1 ha una preferenza per il substrato myo-Ins con una Km=55 \u00b5M [142]. Coady e i suoi colleghi dimostrarono invece che SMIT2 si lega al D-chiro-Ins come al myo-Ins con un valore di Km rispettivamente di 130 \u00b5M e 120 \u00b5M [138]. Gli stessi autori ipotizzarono che il myo-Ins fosse il substrato fisiologico del trasportatore SMIT2 in quanto la concentrazione di D-chiro-Ins nel plasma \u00e8 piuttosto bassa [138]. Entrambi i trasportatori hanno una bassa affinit\u00e0 per il glucosio (Km   \u033450 mM per lo SMIT1 e   \u033430 mM per lo SMIT2) [138, 140, 142, 143]. Il D-chiro-Ins pu\u00f2 competere con il myo-Ins per il trasporto mediato da SMIT2. \u00c8 stato osservato che sia nei fibroblasti umani in coltura che nelle cellule MDCK (Madin-Darby canine kidney) isolate dal tessuto renale di un cocker spaniel femmina adulta, la diminuzione della regolazione dell\u2019attivit\u00e0 della protein chinasi C aumenta il trasporto di myo-Ins, mentre l\u2019attivazione della protein chinasi A lo diminuisce. <\/p>\n<p>Questa scoperta indusse a considerare che l\u2019assorbimento di inositolo fosse regolato a livello post-traduzionale dalla fosforilazione [144, 145]. Il secondo tipo di trasportatore dell\u2019inositolo, chiamato HMIT perch\u00e9 H+-accoppiato, \u00e8 stato identificato nel 2001. Esso \u00e8 un simporto H+\/myo-Ins con una Km=100 \u00b5M. Anche lo scyllo-, chiro- e muco-inositolo ma non glucosio e fruttosio, utilizzano il trasportatore HMIT [146]. HMIT \u00e8 prevalentemente espresso nel cervello e in misura minore nel tessuto adiposo del rene [146] e negli ovociti [141]. A proposito del trasporto attivo del myo-Ins negli ovociti, esso \u00e8 stato caratterizzato per la prima volta negli ovociti maturi di topo nel 1994 da Pesty e i suoi colleghi [147].<br \/>\nCome gi\u00e0 evidenziato precedentemente, il sistema di trasporto attivo \u00e8 molto complesso e articolato e permette la compartimentalizzazione e l\u2019accumulo degli inositoli nelle specifiche aree del corpo, una condizione essenziale per mantenere un corretto equilibro fisiologico dell\u2019organismo.[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"livelli\">I livelli di inositoli nel plasma e nei tessuti<\/a><\/p>\n<p>Le concentrazioni fisiologiche di myo-Ins circolanti nel plasma degli adulti sono comprese tra 13 \u00b5M e 43 \u00b5M [113, 148-152]. Nell\u2019utero, i livelli di myo-Ins presenti nel plasma fetale all\u2019inizio del suo sviluppo sono da 2 a 10 volte pi\u00f9 alte e diminuiscono gradualmente giungendo al termine [153]. Non c\u2019\u00e8 nessuna differenza significativa tra la concentrazione di myo-Ins nel plasma e nel sangue intero [154, 155]. Invece si osservano delle differenze nei livelli di D-chiro-Ins tra l\u2019uomo e la donna, che sono rispettivamente compresi tra 0.15 \u00b5M e 0.90 \u00b5M [152] e tra 0.33 \u00b5M e 9.8 \u00b5M [151]. Inoltre, dai primi anni 60, \u00e8 ben noto che alcuni organi immagazzinano selettivamente il myo-Ins [155]. Certamente, il deposito selettivo presente in diversi tessuti \u00e8 fortemente dovuto al trasporto attivo del myo-Ins, contro gradiente di concentrazione. Negli animali da laboratorio (ratto, maialino della Guinea e coniglio) i livelli di myo-Ins libero presenti in tutti i tessuti, sono molto al di sopra di quelli osservati nel plasma. Infatti, anche se con variazioni significative tra le tre specie analizzate, il myo-Ins nella corteccia renale, nei testicoli, nelle ovaie, nella tiroide, nella adenoipofisi e nella milza \u00e8 circa 10-100 volte maggiore rispetto ai rispettivi valori riscontrati nel plasma [154, 156, 157]. Il tratto riproduttivo maschile, insieme con l\u2019epididimo e il fluido vescicolare e prostatico \u00e8 ricco di myo-Ins libero [158]. <\/p>\n<p>Concentrazioni elevate di myo-Ins, estremamente maggiori rispetto a quelle del plasma, sono state riscontrate anche nello sperma dei mammiferi [159]. Anche nel cervello, nel liquido cerebrospinale e nel plesso coroideo i livelli di myo-Ins libero sono pi\u00f9 alti di quelli del plasma. Nel fegato, nel muscolo e nel cuore, invece, il myo-Ins \u00e8 principalmente presente nella sua forma complessata con i fosfolipidi [160] a differenza del rene, del piccolo intestino e del cervello in cui sono stati osservati alte concentrazioni di myo-Ins libero. Durante l\u2019allattamento, il latte materno contiene una quantit\u00e0 considerevole di myo-Ins [161-163] e una sua deprivazione nei lattanti causa una deficienza in diversi tessuti, a eccezione del sistema nervoso. Infatti, in conseguenza di una dieta priva di myo-Ins, si \u00e8 osservato nei neonati una riduzione significativa dei livelli di myo-Ins libero nel plasma, nei testicoli, nel cristallino, nel fegato, nel cuore, nei polmoni, nel rene e nel piccolo intestino rispetto a quelli ritrovati nei neonati nutriti normalmente. La quantit\u00e0 di myo-Ins invece \u00e8 rimasta inalterata nei tessuti nervosi in seguito a una carenza nutrizionale [164]. Questa evidenza ha mostrato che il tessuto nervoso \u00e8 l\u2019unico ad avere assoluta necessit\u00e0 di myo-Ins e che per questo ha un sistema di sintesi endogena in grado di assicurare il giusto apporto. [\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"fisiologia\">Gli inositoli: dalla fisiologia alla fisiopatologia<\/a><\/p>\n<p>Come menzionato precedentemente, i livelli fisiologici dei due principali inositoli, myo- e D-chiro-Ins, sono strettamente collegati da un processo di conversione catalizzato da uno specifico enzima. Infatti, in seguito allo stimolo dell\u2019insulina, l\u2019epimerasi, un enzima tessuto-specifico converte myo-Ins in D-chiro-Ins a seconda delle necessit\u00e0 del tessuto stesso [38]. Questa reazione unidirezionale fa s\u00ec che ogni organo e tessuto benefici di uno specifico e appropriato equilibrio tra questi due stereoisomeri, assicurando cos\u00ec funzioni metaboliche corrette e un conseguente stato fisiologico [57]. In condizioni patologiche di insulino-resistenza, la diminuzione della sensibilit\u00e0 all\u2019insulina in molti tessuti, porta a una ridotta attivit\u00e0 dell\u2019epimerasi e conseguentemente a una pi\u00f9 bassa produzione di D-chiro-Ins [38, 40, 165]. Paradossalmente, le ovaie, differentemente da molti tessuti, possono mantenere la loro normale sensibilit\u00e0 insulinica. Per questo motivo, la condizione sistemica di iperinsulinemia compensatoria stimola molto l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019epimerasi in questi tessuti, causando un\u2019eccessiva produzione di D-chiro-Ins a discapito del myo-Ins [166]. Perci\u00f2 l\u2019insulino-resistenza \u00e8 responsabile o alternativamente contribuisce, all\u2019alterazione del rapporto myo-Ins\/D-chiro-Ins, e potrebbe spiegare quelle condizioni patologiche associate a questo tipo di disturbi metabolici, come ad esempio la PCOS [167]. Infatti, lo sbilanciamento del rapporto myo-Ins\/D-chiro-Ins nelle ovaie pu\u00f2 spiegare la patogenesi della PCOS nei pazienti insulino-resistenti. Evidenze a supporto di questa teoria sono state fornite da due studi. Nel primo, gli autori analizzarono l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019epimerasi e la quantit\u00e0 di myo-Ins e D-chiro-Ins nelle cellule della teca di pazienti con PCOS [57], mentre nel secondo, Unfer e i suoi collaboratori, studiarono le concentrazioni dei due inositoli nel fluido follicolare (FF) di donne sane e affette da PCOS [33].<\/p>\n<p>Entrambi gli studi giunsero alle stesse conclusioni. In particolare, le ovaie di donne sane presentavano delle concentrazioni pi\u00f9 alte di myo-Ins e pi\u00f9 basse di D-chiro-Ins; invece, le ovaie delle pazienti con PCOS mostravano uno scenario opposto, con una significativa deplezione di myo-Ins e una alta quantit\u00e0 di D-chiro-Ins. Se da una parte queste alte concentrazioni di D-chiro-Ins inducono la sintesi e l\u2019accumulo di androgeni [64, 71], dall\u2019altro lato la carenza di myo-Ins compromette la via di segnalazione dell\u2019FSH e la qualit\u00e0 dell\u2019ovocita. In generale, queste sono le principali caratteristiche fenotipiche del quadro clinico della PCOS.<br \/>\nChiu fu il primo a osservare una correlazione positiva tra le alte concentrazioni di myo-Ins nel FF e la migliore qualit\u00e0 dell\u2019oocita [168]. Questa evidenza, infatti, lo indussero a pronunciarsi sul fatto che pi\u00f9 alti livelli di myo-Ins nel FF fossero collegati al benessere del follicolo ma anche dell\u2019ovocita e dell\u2019embrione [168]. Lo stesso autore sugger\u00ec che la maturazione meiotica e il successivo sviluppo dell\u2019ovocita potrebbe essere migliorato dalla disponibilit\u00e0 di myo-Ins [169]. Quindi, se il myo-Ins da una parte pu\u00f2 essere un fattore predittivo di buona qualit\u00e0 dell\u2019oocita e della sua maturazione, alte concentrazioni di D-chiro-Ins lo danneggiano. Lo studio di Ravenos e colleghi, conferm\u00f2 l\u2019importanza dei ruoli differenti esercitati da myo-Ins e D-chiro-Ins, trovando a sua volta una correlazione tra il rapporto myo-Ins\/D-chiro-Ins nel FF e la qualit\u00e0 della blastocisti. Il valore di questo rapporto che era compreso tra 100:1 e 70:1 in favore del myo-Ins poteva rappresentare non solo un nuovo biomarcatore per la valutazione della qualit\u00e0 delle blastocisti ma anche un fattore prognostico per l\u2019impianto dell\u2019embrione e il successo della gravidanza [69].<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle alterazioni metaboliche, la carenza di myo-Ins potrebbe esporre i pazienti a diverse condizioni neuropatologiche e psichiatriche, incluso l\u2019Alzheimer e il Parkinson, ma anche la sclerosi laterale amiotrofica e la depressione, suggerendo un ruolo protettivo del myo-Ins in differenti disturbi neurodegenerativi e neurologici [170]. Inoltre, una carenza di myo-Ins potrebbe influenzare negativamente lo sviluppo fisiologico del feto, predisponendo il neonato a esiti sfavorevoli, come i difetti del tubo neurale (NTD) [171]. Infatti, studi eseguiti sugli embrioni di modelli murini hanno mostrato che la carenza di inositolo ha causato NTD cranici negli embrioni in coltura [172-174], indicando un ruolo cruciale dell\u2019inositolo anche nella chiusura del tubo neurale. Anche nell\u2019uomo, concentrazioni sieriche pi\u00f9 basse di myo-Ins sono state riscontrare in madri con bambini con la spina bifida [175], suggerendo una possibile associazione predisponente. Inoltre, l\u2019inositolo promuove la maturazione di diversi componenti del surfactante polmonare, e quindi potrebbe svolgere un ruolo cruciale anche nella vita fetale e neonatale precoce. Un calo dei livelli di myo-Ins nei bambini con sindrome da distress respiratorio (RDS), infatti, pu\u00f2 rappresentare un\u2019avvisaglia che la patologia sar\u00e0 severa [176]. In aggiunta, per il suo ruolo di secondo messaggero dell\u2019ormone stimolante la tiroide (TSH), la deplezione di myo-Ins \u00e8 anche associato a condizioni di ipotiroidismo e disfunzioni tiroidee [177].<\/p>\n<p>In ultimo, \u00e8 importante sottolineare che alterazioni delle concentrazioni di inositolo possono dipendere dall\u2019assunzione di farmaci e in particolare di antiepilettici (AED) come il valproato e la carbomazepina, o farmaci per il trattamento del disturbo bipolare, come il litio. La deplezione periferica di myo-Ins e di conseguenza anche del D-chiro-Ins, causata dall\u2019assunzione cronica di queste sostanze, pu\u00f2 indurre sintomi correlati alla PCOS, come uno squilibrio endocrino e metabolico tipicamente correlato all\u2019alterazione del metabolismo degli inositoli in questi pazienti [178].<\/p>\n<p>Su queste premesse, si pu\u00f2 capire come livelli alterati di inositolo (o del suo metabolismo) incidono sui disordini riproduttivi, ormonali, metabolici e neurologici. Perci\u00f2, sulla base dei ruoli fisiologici degli inositoli e le implicazioni patologiche di un\u2019alterazione del rapporto myo-Ins\/D-chiro-Ins, il trattamento con inositoli dovrebbe essere prescritto con due scopi differenti: da una parte per ripristinare il rapporto fisiologico degli inositoli e dall\u2019altra per modificare questo rapporto in modo controllato per ottenere cos\u00ec specifici risultati.[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.20.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<a name=\"bibliografia\">Bibliografia<\/a><\/p>\n<p>[1] Michell RH. Evolution of the diverse biological roles of inositols. Biochem Soc Symp 2007;74:223\u201346.<br \/>\n[2] Majumder AL, Chatterjee A, Ghosh Dastidar K, Majee M. Diversification and evolution of L-myoinositol 1-phosphate synthase. FEBS Lett 2003;553(1-2):3\u201310.<br \/>\n[3] Scherer. 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